Il titolo del progetto prende spunto da una canzone degli Scorpions, uno dei gruppi musicali con cui sono cresciuta, che parla appunto di un viaggio alla scoperta di sé stessi.

«Welcome to a trip
Into my hurt feelings
To the center of my soul»

Il testo di questa canzone descrive esattamente ciò che ho provato a fare in questo progetto e quello che faccio costantemente attraverso il mezzo fotografico: parlare di me.

In questo progetto ho deciso di camminare sul bordo – walking on the edge – e mettermi a nudo di fronte al mio obiettivo, rischiando.

In queste fotografie c’è tutta me stessa, c’è la me del passato, del presente e del futuro. Ci sono i miei sogni, le mie ambizioni, i miei desideri ma anche le mie paure e le mie incertezze. Un percorso di «autocomprensione», un modo per capire me stessa e guardarmi con occhi diversi ma anche un modo per raccontarmi agli altri.

Ho scelto l’autoritratto poiché attraverso esso sono autore, soggetto e spettatore; e questa forte dinamica di ruoli scatena un processo creativo che stimola l’inconscio a parlare attraverso il linguaggio dell’arte. Io mi metto in posa, ma il paradosso è che non c’è nessuno che osserva tranne me, o per meglio dire, la mia immaginazione; ho scelto invece lo scenario delle ville abbandonate, poiché ho sempre pensato che esista un forte parallelismo tra quelle strutture ed il corpo umano e la sua interiorità.

Diciamo che quelle grandi stanze, maestose, sfarzose, colorate e ricche di affreschi ed oggi spoglie e profondamente segnate dal passare del tempo, rappresentano per me una forte metafora di quello a cui è inevitabilmente soggetto il nostro corpo e, di conseguenza, la nostra interiorità e la nostra psiche.

E questo ha creato, per me, la cornice ideale per questo progetto: le pareti, i soffitti e gli elementi d’arredo in rovina di queste strutture contrapposte e al tempo stesso in perfetta armonia col mio corpo.

Quella dell’autoritratto, e di questo progetto, è stata una vera e propria «fotografia terapeutica», uno strumento utile per acquisire maggiore consapevolezza della mia personalità, un modo per mettere a nudo quelle emozioni che scuotono l’interiorità e per entrare in profondo contatto con me stessa.

Una perfetta sintesi di ciò che la fotografia ha significato e significa nella mia vita. Un modo, appunto, per scuotere la mia anima dalla polvere accumulata quotidianamente, uno straordinario potere terapeutico che da sempre mi aiuta a migliorare la qualità della mia vita, un canale di espressione fondamentale senza il quale la mia esistenza sarebbe sicuramente meno completa.